"Ma perché voi uomini avete bisogno di un intero mese dedicato alla vostra salute?"
Un mese, o 1500 parole di newsletter, scalfiscono a malapena la superficie del fenomeno "mascolinità e salute"
Ciao, e benvenuta al primissimo numero di Notizie di Cronica, nonché alla primissima collaborazione con La Gazzetta del QUEERtiere !
Come promemoria, Notizie di Cronica è lo spazio in cui parlo di salute dal punto di vista non strettamente biologico, ma narrativo. Mi piace pensarlo come lo spazio in cui i referti diventano esperienze.
La collaborazione con La Gazzetta del Queertiere nasce dai miei contatti con Progetto Tiresia. La pubblicazione in questione, infatti, parla di cura, attivismo, politica e complessità, tutte determinanti, secondo me, FONDAMENTALI per una visione narrativa della salute.
L’idea era già nell’aria da un po’ di tempo, ma parte così:
Guardo il messaggio che mi è arrivato in chat. È inevitabile, perché sono fatto così: la prima reazione è l’entusiasmo. ADORO parlare delle cose che mi piacciono. Inoltre ho un sacco di disegnini direttamente dal gruppo, da condividere.
Poi sulla spalla sinistra, dal lato opposto del diavoletto dell’entusiasmo, si poggia l’angioletto della coscienza. “Perché dovresti parlare di Rebuilding Masculinity?”.
Per chi non lo conoscesse, Rebuilding Masculinity è il gruppo di autocoscienza maschile che ho moderato ormai per due anni a Padova, in collaborazione con Progetto Tiresia e ASU (Associazione Studenti Universitari). Un gruppo di uomini che non vogliono solo decostruirsi, ma anche ricostruirsi con un maschile più adatto e funzionale.
Ma oggi non parleremo troppo di Rebuilding Masculinity, bensì di ciò che c’è a monte. Si parte da novembre 2023; io sto ancora facendo pace con l’idea di aver appena iniziato il dottorato e, nel frattempo, scopro l’esistenza di questo mese della salute maschile: il Movember .

Il Movember è il mese dedicato alla salute maschile. Si svolge ogni anno a novembre e, per l’intero mese, si tengono diverse sfide ed eventi simbolici, volti a sensibilizzare il pubblico sui problemi più comuni della salute maschile (salute mentale, tumore alla prostata, tumore ai testicoli, ma anche altri aspetti meno “famosi”).
La sfida più caratteristica consiste nel rasarsi la barba e i baffi all’inizio del mese, e poi farsi crescere un paio di baffoni proprio sotto il naso fino alla fine di novembre. Considerato l’impatto di un cambiamento così radicale della propria immagine corporea, si può cogliere l’occasione sia per far “sostenere economicamente” i propri baffi, con donazioni all’associazione Movember, sia per aprire il discorso con chi ti chiede “ma cosa hai fatto alla faccia?”.
Ormai da quattro anni, per me, dopo il Lucca Comics c’è sempre e inevitabilmente la rasatura totale della barba.
Detto ciò, qui riporto la giusta osservazione di una mia amica:
“Ma perché voi uomini avete bisogno di un intero mese dedicato alla vostra salute?”
Grazie per la splendida domanda. Non ho una risposta assoluta, ma qualche riflessione.
Potrei sciorinare un lungo elenco di esempi e motivi per cui la salute maschile è più piena di buchi di uno scolapasta, ma oggi non entrerò troppo nel dettaglio (se nel frattempo volete approfondire, il sito del Movember ne parla bene). Per ora vi basti sapere che ci sono solidi motivi per cui le donne vivono più a lungo degli uomini. No, non è una chiacchiera da bar1.

La ricerca mostra che gli uomini vivono tipicamente meno a lungo, spesso per cause prevenibili2. Fanno meno prevenzione, si curano meno e intraprendono più facilmente comportamenti impulsivi e/o pericolosi, come l’uso di sostanze, guidare a alta velocità, praticare sport estremi e molto altro.
Potenzialmente, gran parte degli uomini non fa caso a questa particolare differenza o, quantomeno, la dà per scontata. E gran parte della società non si domanda affatto: perché?
Riducendo la domanda ai minimi termini, perché gli uomini dovrebbero vivere vite più pericolose di quelle delle donne? È genetica, è cultura, c’è una maledizione nascosta lanciata da una strega nel 1400?
Una delle risposte può arrivarci da una fonte particolarmente attendibile: TikTok (o Instagram Reels, a seconda di ciò che preferite).
Avete mai visto i video su Tiktok/Instagram del Mare del Nord, con questi traghetti che si fiondano contro onde alte decine di metri e la musica che fa “Yoooo-hooo”? Se la risposta è no, ecco un tipico esempio:
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Ecco, in alcuni casi questi video sono pieni di commenti del tipo:
“E tutti i lavoratori: uomini. La parità dei sessi: scomparsa quando si parla di questo tipo di lavoro.”
Non sono un esperto di lavoro a bordo di navi, in particolare di quelle che navigano nel Mare del Nord. Ho scoperto l’altro giorno che l’unità di ricerca in cui sono ospite si occupa delle condizioni di salute dei marinai danesi (e quindi nel Mare del Nord). E l’ho trovato incredibilmente specifico.
È stato comunque utile saperlo, perché uno studio pubblicato proprio di recente dal gruppo di ricerca in questione riportava una percentuale di marinai maschi nella popolazione danese dal 1993 al 2016 pari al 71 %, contro il 29% di marinaie3. Vuol dire che su una barca danese con 10 persone a bordo, ci trovi in genere 7 uomini e 3 donne (sebbene la proporzione sia verosimilmente cambiata dal 1993 a oggi).
Secondo le autrici dello studio, i marinai potrebbero presentare un rischio cardiovascolare molto più elevato rispetto alle marinaie. Una delle motivazioni è che, storicamente, le marinaie erano impiegate principalmente su navi per il trasporto di passeggeri e in ruoli dedicati alla cura (cucinare, pulire, ecc.). I marinai, invece, avevano ruoli più tecnici e operativi, che li esponevano a rischi ben diversi4.
E qui torniamo alla domanda di prima: è palese che, in questo caso, non c’è parità tra i sessi. Ma perché sono proprio gli uomini a svolgere la parte più pericolosa del lavoro?

La risposta è la più ovvia di tutte. È perché ci si aspetta che gli uomini si comportino così. Non sono gli uomini, di per sé, a scegliere di ricoprire ruoli pericolosi: è il sistema a dire loro che dovrebbero farlo. E se questo è il copione, gli attori non possono che recitare.
C’è un’ampia evidenza scientifica che mostra che gli uomini subiscono forti pressioni socioculturali a gettarsi in lavori pericolosi e ad accettarne i rischi derivati5 .
Un vero uomo affronta le sfide con coraggio. Un uomo non chiede aiuto. Le emozioni e la cura sono cose da donne. Possono sembrare frasi fatte, ma è innegabile l’esistenza di un’etichetta, di un codice di comportamento a cui gli uomini devono aderire per essere considerati tali, in particolare di fronte ad altri uomini. Questi schemi sociali sono ciò che ci permette di sopravvivere nella società.
Immaginate di andare a lavoro in costume da bagno: cosa penserebbero le persone intorno a voi? Lo stesso accade quando, in un gruppo di uomini, la cultura maschile è fortemente radicata e qualcuno non vi aderisce pienamente.
Se questo esempio riguardava il lavoro, ci sono tantissimi altri esempi che generalizzano il fenomeno ad altri aspetti della vita: la salute, lo sport, le amicizie, la cura di sé. È inevitabile: ciò che affligge la salute degli uomini è la cultura in cui sono immersi, che influenza inconsciamente i loro comportamenti.
Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, perché un mese intero dedicato alla salute maschile? Perché la salute maschile ruota attorno a concetti quali la cultura, l’identità e la società.
In Rebuilding Masculinity, ci sono voluti anni per iniziare a decostruire un processo che ci ha costruiti in modo da minare la nostra salute e quella degli altri, pur di posizionarci in una posizione dominante, e penso che la decostruzione non finisca mai. Un mese per parlare di salute è appena il minimo per iniziare a scalfire la superficie, ma in alcuni casi fallisce completamente anche in questo intento.
Un gruppo come Rebuilding Masculinity cerca di affrontare a testa bassa questo problema, pur incontrando talvolta criticità importanti. Ma prima di scontrarci frontalmente con i problemi di un gruppo di autocoscienza maschile (sia interni che esterni, se non anche filosofici), dovremo fare qualche altro passo intermedio. E di questo parleremo la prossima volta.
Prima di salutarci, per non perderti il prossimo post su salute e uomini, in arrivo il 6 luglio, ti consiglio di iscriverti a Notizie di Cronica e alla La Gazzetta del QUEERtiere. Sempre su Notizie di Cronica, non perderti il prossimo post di giugno in collaborazione con Sofia - La Medicina Geniale per la rubrica “Seduta con la morte”: i trapianti d’organo possono cambiare la personalità di chi li riceve?
Per finire, vorrei sapere cosa ne pensi: hai mai avuto esperienza diretta della mascolinità sul posto di lavoro? Pensi che la cultura non sia la determinante principale? Se ci fosse la musichetta di Paperissima, i video del Mare del Nord non sarebbero così spaventosi? Fammelo sapere in un commento o rispondendo alla newsletter!
Saloni Dattani, Lucas Rodés-Guirao, Hannah Ritchie, Esteban Ortiz-Ospina, and Max Roser (2023) - “Life Expectancy” Published online at OurWorldinData.org. Retrieved from: ‘https://ourworldindata.org/life-expectancy’ [Online Resource]
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Becker, M. L. (2025, September 18). Male seafarers more likely to die from heart disease. SDU. Retrieved May 10, 2026, from https://www.sdu.dk/en/om-sdu/fakulteterne/sundhedsvidenskab/nyheder-2025/soefarende-doer-oftere-af-hjertesygdomme
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Lavorando nell’ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro, è super evidente quello che dici. Basta pensare che statisticamente le donne hanno per lo più incidenti/infortuni perché i DPI e altri dispositivi di sicurezza sono pensati su corpi maschili, mentre la causa principale delle malattie/infortuni professionali maschili è la manomissione intenzionale dei dispositivi di sicurezza e/o la scelta di non utilizzarli